E'
innegabile che la festa di Halloween stia, ogni anno di più,
prendendo piede anche in Italia, tanto da proporsi oggi, soprattutto
per le nuove generazioni, come uno degli appuntamenti più sentiti
e attesi dell'anno. Bambini mascherati che girano per le case a gridare
il loro "dolcetto o scherzetto?", feste a tema nei centri
piccoli e grandi e nei locali pubblici, zucche intagliate, ecc.: tutti
gli elementi di questa celebrazione ci sono sempre più familiari
e stanno, per molti, diventando irrinunciabili.
Ciò
non manca di suscitare, nelle pagine dei giornali e nelle trasmissioni
televisive, il solito dibattito che vede da una parte i favorevoli,
dall'altra coloro che storcono il naso davanti a una festa ritenuta
"importata", estranea alle nostre tradizioni, quindi da noi
assurda, frutto solo di imitazione e generatrice di consumismo.
Ma è davvero così? Ora, se è vero che il boom odierno
è senza dubbio dovuto a suggestioni cinematografiche, televisive
e letterarie provenienti da oltreoceano, è vero altrettanto che
nel folklore di tutte le regioni d'Italia, nei giorni che vanno dalla
vigilia di Ognissanti (31 ottobre) a San Martino (11 novembre) sono
da sempre presenti, o almeno lo erano fino a pochi decenni fa, tutti
gli elementi costitutivi della festa, improntata sulla celebrazione
di un "ritorno dei morti".
Dalle Alpi alla Sicilia troviamo (o trovavamo) in abbondanza, in quelle
date, riti di accoglienza per i defunti, dolci tradizionali dal nome
macabro (come ad esempio "ossa di morto"), questue di bambini
nelle case, zucche intagliate, feste con cene e libagioni, racconti
terrificanti.
Questo a dimostrazione che l'intero bagaglio delle festa è non
solo, come è ovvio, di derivazione europea, ma anche di larghissima
diffusione, che supera (forse precede) i confini della cultura celtica
a cui normalmente è attribuito.
Eraldo Baldini (che è anche un noto romanziere, ma che in questo
caso torna alla sua professione "originale") e Giuseppe Bellosi,
due studiosi di folklore e antropologia culturale, compiono in questo
volume, con rigore e meticolosità, un viaggio suggestivo nella
cultura popolare del nostro Paese, oltre che nella recente, straordinaria
storia dell'inarrestabile affermazione, da noi, di una "nuova festa"
che non ha niente di nuovo. Un viaggio dunque nel mondo delle tradizioni
e dei mutamenti, delle dinamiche culturali e del costume, che non mancherà
di affascinare ogni genere di lettore.