Halloween
La notte che i morti ritornano.
Tutte le sorprese di una festa più antica e italiana di quanto pensiate.

(con Giuseppe Bellosi) Einadi Stile Libero Extra, pp. 358, € 14,00

E' innegabile che la festa di Halloween stia, ogni anno di più, prendendo piede anche in Italia, tanto da proporsi oggi, soprattutto per le nuove generazioni, come uno degli appuntamenti più sentiti e attesi dell'anno. Bambini mascherati che girano per le case a gridare il loro "dolcetto o scherzetto?", feste a tema nei centri piccoli e grandi e nei locali pubblici, zucche intagliate, ecc.: tutti gli elementi di questa celebrazione ci sono sempre più familiari e stanno, per molti, diventando irrinunciabili.
Ciò non manca di suscitare, nelle pagine dei giornali e nelle trasmissioni televisive, il solito dibattito che vede da una parte i favorevoli, dall'altra coloro che storcono il naso davanti a una festa ritenuta "importata", estranea alle nostre tradizioni, quindi da noi assurda, frutto solo di imitazione e generatrice di consumismo.
Ma è davvero così? Ora, se è vero che il boom odierno è senza dubbio dovuto a suggestioni cinematografiche, televisive e letterarie provenienti da oltreoceano, è vero altrettanto che nel folklore di tutte le regioni d'Italia, nei giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti (31 ottobre) a San Martino (11 novembre) sono da sempre presenti, o almeno lo erano fino a pochi decenni fa, tutti gli elementi costitutivi della festa, improntata sulla celebrazione di un "ritorno dei morti".
Dalle Alpi alla Sicilia troviamo (o trovavamo) in abbondanza, in quelle date, riti di accoglienza per i defunti, dolci tradizionali dal nome macabro (come ad esempio "ossa di morto"), questue di bambini nelle case, zucche intagliate, feste con cene e libagioni, racconti terrificanti.
Questo a dimostrazione che l'intero bagaglio delle festa è non solo, come è ovvio, di derivazione europea, ma anche di larghissima diffusione, che supera (forse precede) i confini della cultura celtica a cui normalmente è attribuito.
Eraldo Baldini (che è anche un noto romanziere, ma che in questo caso torna alla sua professione "originale") e Giuseppe Bellosi, due studiosi di folklore e antropologia culturale, compiono in questo volume, con rigore e meticolosità, un viaggio suggestivo nella cultura popolare del nostro Paese, oltre che nella recente, straordinaria storia dell'inarrestabile affermazione, da noi, di una "nuova festa" che non ha niente di nuovo. Un viaggio dunque nel mondo delle tradizioni e dei mutamenti, delle dinamiche culturali e del costume, che non mancherà di affascinare ogni genere di lettore
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