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Aurelio
Minonne (l'Unità, 19 febbraio 1996):
Bambine è un nero
italiano ricco di colpi di scena: esempio di come sia maturato, anche da noi,
un genere che abbiamo spesso invidiato ad americani e francesi.
Claudio
Buonadonna (Pulp, settembre- ottobre 1998):
E' un nero vellutato quello a cui
ci ha abituati Eraldo Baldini. Sotto la scrittura pulita, alla Scerbanenco,
dietro la rassicurante prospettiva storica, nell'ottica demitizzante della
provincia, si insinua la sua lucida interpretazione del male
Niccolò
Ammaniti (Amica, 31 maggio 2000):
Questo scrittore continua a crescere.
In mano a Baldini l'afabeto è un'arma affilata, e dovrebbe avere il
porto d'armi per scrivere.Quello che mi piace di più di questo scrittore
è la sua capacità di portarvi per mano, con sapienza, a scoprire
le pieghe più oscure e inquietanti della normalità.
Massimo
Onofri (Il Diario, agosto 1999):
Non soltanto uno degli indiscussi
maestri del noir italiano, genere sempre più folto di sorprese
e conferme, ma anche uno degli scrittori più scaltriti e sicuri della
narrativa italiana recente.
Le
monde (19 maggio 2000):
La plume froide et distanciée.
Eraldo Baldini étudie avec une précision quasi scientifique
la profession du mal, ses imprégnations, ses métastases.
Sergio
Pent (La Stampa/Tuttolibri, 1 luglio 2000):
Eraldo Baldini sta delineando, libro
dopo libro, una personalisima scenografia padana del noir più
ancestrale (...). Baldini recupera il nostro passato rurale con fredda maestria.
Serena
Zoli (Il Corrire della Sera, 7 agosto 2000):
Gotico Rurale: un libro riuscitissimo.
Laura
Verlicchi (Il Giornale, 16 luglio 2001):
Nell'Italia dei campanili e delle
piccole imprese, impossibile non trovare "provinciali" di genio
dal romagolo Eraldo Baldini (Tre mani nel buio, Sperling & Kupfer)
al sardo Marcello Fois.
Giuseppe
Pederiali (Italia Oggi, 8 settembre 2000):
Potremmo definire Baldini lo Stephen
King italiano per la sua capacità di costruire incubi e orrori di stile
anglosassone, trapiantati nella campagna romagnola.
Maurizio
Maggiani:
Terra di nessuno è
una gran bella storia con qualcosa di più di una trama avvincente in
un palcoscenico ricco di immagini vaste e personaggi pieni. E' un grande racconto
sulla sopravvivenza e sulla morale. Con dentro una certezza che va subito
disvelata: dalla guerra non sitorna mai; mai, neppure quando può sembrere
di essere tornati.
Gudo
Conti (Italia Oggi, febbraio 2002):
Bambine: con un italiano
vitreo e tagliente come una lama, essenziale e nello stesso tempo evocativo,
Baldini costruisce ancora una volta un bel romanzo.
Cesare
Medail (il Corriere della Sera, 11 aprile 2002):
Baldini viene da studi antropologici.
Così, nei suoi racconti, alla provincia reale si sovrappone l'elemento
fantastico, quasi gotico. Viene in mente Stephen King.
Carlo
Lucarelli (il Corriere della Sera, 7 luglio 2003):
Nei racconti di Baldini c'è
una scrittura efficace e solida che va oltre il genere, personaggi sorprendenti,
ironia, malinconia e anche dolore, e una tecnica narrativa straordinaria,
robusta e dinamica.
la
Repubblica (21 luglio 2003):
Talento del noir, considerato da
alcuni come lo Stephen King italiano, Baldini in Bambini, ragni e altri
predatori presenta una galleria di incubi contemporanei.
Stefano
Tassinari (l'Unità, 27 luglio 2003):
Eraldo Baldini è scrittore
capace di miscelare atmosfere antiche e moderne, paure ataviche e conflitti
psicologici figli della contemporaneità, dimensioni horror e squarci
di ironia mai rassicurante (
). Con Bambini, ragni e altri predatori
ci troviamo davanti a un libro di grande qualità.
Brunella
Schisa (Il Venerdì di Repubblica, 1 agosto 2003):
Bambini, ragni e altri predatori (Einaudi).
Il secondo racconto terrorizza, il quinto è un incubo alla Stephen
King, il sesto è inquietante come Dieci piccoli indiani di Agatha Christie.
La paura che attanaglia il lettore non deriva soltanto dalla malvagità
e dalla violenza umana, ma si annida nelle cose quotidiane, nel sorriso di
un bambino, negli innocui insetti che popolano i nostri giardini e si intrufolano
nelle nostre case. Eraldo Baldini fa a pezzi le nostre certezze, ribalta il
punto di vista e dissemina inquietudine e tensione.
Roberto
Carnero (L'Unità, 1 agosto 2003):
Per parlar bene di un libro, si dice che una
volta iniziato non si riesce a riporlo finché non lo si sia finito.
Lo si dice in genere dei romanzi. Però, questa volta, lo posiamo affermare
a proposito di una raccolta di racconti: Bambini, ragni e altri predatori
di Eraldo Baldini (Einaudi). C'è una suspense che magicamente lega
i diversi racconti, facendone un "romanzo a quadri", capace di narrare
il mistero, l'ansia, la paura della nostra vita, sospesa tra passato e futuro,
in un presente avvelenato
Loredana
Lipperini ("La
Repubblica", 20 agosto 2003)
Bambini, ragni e altri predatori: ci sono mostri, fantasmi
bambini e piccoli omicidi, e sguardi che pietrificano e nebbie gelide che
avanzano. Sembra Stephen King, a dirla così.
Lorenzo
Scandroglio ("Il
Giornale", 22 agosto 2003)
Bambini, ragni e altri predatori. L'effetto inchiodante
sul lettore è garantito, così come la fame di pagine. Sedici
racconti eterogenei dai quali, però, emerge con forza il tratto stilistico
di Baldini.
Ombretta
Romei ("Pulp", settembre-ottobre
2003)
Narratore gotico e rurale perché
la paura ha a che fare con l'irrazionale e con il terrifico, ma anche con
l'imprevedibilità della Natura e delle sue forme, Baldini può
vantare come pochi (o quasi nessuno in Italia) il merito di aver scansato
magistralmente le trappole del noir e della sua obbligata urbanità
per appartarsi in un territorio più infido e malvagio.
Ermanno
Paccagnini (Il Corriere della Sera, 4 luglio 2004)
"E' un romanzo che corre sul filo d'una tenera malinconia, Nebbia
e cenere".
Giuseppe
Pederiali (Italia Oggi, 14 luglio 2004)
"Eraldo Baldini è molto bravo a creare incubi dalle piccole cose
del vivere quotidiano, oggetti e sentimenti".
Giancarlo
De Cataldo (La Gazzetta del Mezzogiorno, 10 agosto 2004)
"Nebbia e cenere: il capolavoro di Baldini è una disperata
ballata rurale di struggente bellezza".
Angelo
Guglielmi (L'Unità, 31 agosto 2004)
"Nebbia e cenere. No, lettore, quel che accade non è quel
che ti aspetti: l'autore ha predisposto accorgimenti per sorprenderti".
Stefano
Tassinari (L'Unità, 15 settembre 2004)
"Nebbia e cenere è un libro capace di catturare il lettore,
un romanzo intenso".
Andrea
Consoli
(l'Unità, 22 maggio 2006)
Come
il lupo: Eraldo Baldini ha uno stile "barbarico" e tellurico,
pre-razionale, si direbbe; fiuta l'odore del sangue antico come pochi, sa
mettersi sulle tracce della natura e del destino del mondo - della sua infanzia
- come pochi, o forse come nessuno.
D
di la Repubblica (27 maggio 2006)
Come il lupo: Un "uomini che corrono coi lupi" di intensa
eticità.
Silvana
Mazzocchi (la Repubblica, 27 maggio 2006)
Come
il lupo: Un libro che conferma il talento di Eraldo Baldini e la sua abilità
ad accompagnare il lettore in quel "gotico rurale" che è
ormai diventato il suo genere e la sua "differenza".
Sergio
Pent (La
Stampa/Tuttolibri, 3 giugno 2006)
Come
il lupo: Le radici di Baldini affondano nel passato rurale e paludoso
della sua terra d'origine e di residenza, in quel sottobosco favoloso
e leggendario in cui le tradizioni e le credenze popolari diventano sortilegio
narrativo, creando uno spazio moderno e adeguato ai tempi per vicende
aspre, tragiche, viscerali, accostabili spesso a certi racconti felici
del miglior King.
Silvana
Mazzocchi (La Repubblica, 7 luglio 2007)
Melma (Edizioni Ambiente): Eraldo Baldini, un asso del noir
e dellhorror, racconta le conseguenze di quell«insensato
baccanale suicida» consumato dagli uomini.
L.C.
(Il Venerdì di La Repubblica, 23 maggio 2008)
Quellestate di sangue e di luna (Einaudi): Ricordando
certe atmosfere del primo Stephen King, Baldini e Fabbri puntano lo sguardo
sulle nostre campagne. Abbandonate ma ancora piene di mistero.
Silvana
Mazzocchi (La Repubblica, 24 maggio 2008)
Eraldo Baldini: lui, antropologo ancora prima che scrittore, ha inventato
quel genere «gotico rurale» che fa la differenza e che ha
determinato il suo successo.
Cristina
Taglietti (Corriere
della Sera) 3 giugno 2008
Quellestate di sangue e di luna (Einaudi): Il risultato
finale di questa cavalcata incalzante che non trascura i particolari,
è un racconto di grande impatto emotivo, tenuto saldamente da uno
stile sicuro, con una suggestiva ricostruzione di luoghi e ambienti, caratteri
compiuti e credibili (anche per quanto riguarda le comparse sullo sfondo).
Ma è soprattutto latmosfera che lo pervade il suo punto di
forza. Gi autori non scelgono tra inquietudine e nostalgia e condiscono
lirrazionale del gotico rurale di cui Baldini (per molti lo Stephen
King padano) è il maestro riconosciuto, con una vena malinconica
che ha qualcosa di struggente.
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